Non chiamatelo diritto di visita

 

Leggendo un bellissimo articolo dal blog di Mauro Cason dal titolo “c’è qualcosa di nuovo nell’aria”  mi sono trovata a riflettere su di una realtà di cui, fortunatamente,   anche i Tribunali ora tengono conto.“Mauro Cason blog”

E’ finita l’epoca in cui, in caso di separazione e divorzio,  l’affido dei figli minori era “esclusivo” e quasi sempre appannaggio delle madri, a causa di un mero pregiudizio, ovvero una sorta di ritenuta naturale inadeguatezza dei padri ad accudire i figli.

Il presupposto era che i padri , diversamente dalla madre, dovessero acquisire gradualmente le capacità di accudimento dei figli, succedeva dunque che ai papà veniva riconosciuto dai Tribunali, in caso di separazione/divorzio,  il “diritto di visita dei figli”.

Pensiamoci, ai papà veniva riconosciuto un diritto a  far visita ai figli, non di accudirli e svolgere appieno il proprio ruolo genitoriale, tant’è che il tempo si riduceva ad un paio d’ore al rientro dal lavoro e quasi mai  veniva concesso il pernottamento settimanale.

Nell’era dell’affido “condiviso” finalmente tutto è cambiato.

I papà sono perfettamente in grado di fare i genitori allo stesso modo delle mamme ed ecco che i Tribunali riconoscono non più il “diritto di visita”, MA IL DIRITTO DI TENERE CON SE’ I FIGLI.

Il tempo dei papà con i propri figli diviene pressochè paritario.  Mai mi sono vista negare dai Giudici  la possibilità per un papà di stare con i propri figli due giorni la settimana con pernottamento, oltre ai weekend alternati.

La prassi in altri Tribunali non sembra dissimile.

Il Tribunale di Milano, con riferimento ad una separazione di una coppia con una bimba di due anni,  ha affermato che la genitorialità si apprende facendo i genitori e questo vale per mamma e papà.

Anche la Corte d’Appello di Catania ha affermato che limitare la possibilità di padre e figli di condividere le abitudini della vita quotidiana, significa rendere la loro relazione qualcosa di diverso da una relazione famigliare, che si basa invece proprio sulla condivisione di momenti semplici.

Il Tribunale di Lecce in data 16.05.2017  ha reso un’importantissima sentenza (n. 200/17) riconoscendo non solo il diritto paritario dei genitori a stare con i figli, ma altresì il mantenimento in modo paritario, ciascun genitore deve provvedere al vitto e alloggio per il tempo in cui il minore si trova presso di esso. Ciascuno è tenuto  a sostenere le spese legate alla convivenza.

Ciò che è importante è che viene dato rilievo al supremo interesse del minore, sancito dall’art. 337 ter c.c.  a “mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, di ricevere cura, educazione ed istruzione e assitenza morale da entrambi“.

La separazione riguarda la coppia marito-moglie non la coppia  genitore-figlio.

Chiudo citando testualmente una parte dell’articolo a cui mi riferivo all’inizio “….uomini che desiderano essere profondamente protagonisti della paternità, consapevoli che il loro è un ruolo insostituibile, che un padre assente o distante causa un profondo disagio nei figli, ragazzi che spesso impiegano poi molti anni per “liberarsi” da una figura che hanno mitizzato (in positivo o negativo) per non averla mai incontrata davvero, per non averla mai “interiorizzata…..”

 

 

 

 

 

2 pensieri su “Non chiamatelo diritto di visita

  1. Ci sono più rondini nel cielo, la neve si scioglie ed i ruscelli corrono ridenti verso i fiumi… è primavera in noi padri. Siamo forse un pò confusi, spesso sperduti, ma desiderosi di essere attori protagonisti delle nostre paternità… Grazie per il tuo contributo da una prospettiva più “legale”.

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