IL DIVIETO DI POSTARE LE FOTO DEI FIGLI MINORI

Una recente sentenza del Tribunale di Mantova nell’ambito di un procedimento di revisione delle condizioni di affidamento  ha ribadito quanto sia pregiudizievole postare foto dei minori sui social networks da parte dei genitori stessi.

Questi i fatti.

Nel giudizio di separazione i coniugi si erano accordati affinchè la madre si impegnasse a non pubblicare più foto dei figli sui social networks come era solita fare. Il padre infatti si era sempre dimostrato contrario.

Nonostante gli accordi, la madre continuava a postare foto dei bimbi, dunque il padre ricorreva al Giudice che accoglieva la domanda dell’uomo giudicando la condotta della madre pregiudizievole essendo concreto il pericolo che i bimbi potessero diventare vittime di pedopornografia o di cyberbullismo.

Il Giudice ha motivato la sentenza citando la Convenzione Onu dei diritti dell’Infanzia e addirittura  una fonte normativa che entrerà in vigore nel 2018, ovvero il regolamento europeo di tutela dei dati personali  che, a proposito dell’immagine fotografica dei figli, dispone che questa costituisce dato personale e la sua diffusione integra un’interferenza nella vita privata.

 

 

 

A chi spettano gli assegni famigliari in caso di separazione e divorzio

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L’introduzione dell’affido condiviso, a seguito dell’abbandono dell’affido esclusivo, ha creato dubbi su chi spettino gli assegni famigliari  per i figli, in caso di separazione  o divorzio.

L’INPS è intervenuta chiarendo che in caso di affidamento condiviso entrambi i genitori hanno diritto a chiedere la prestazione. L’individuazione tra chi dei due effettuerà la richiesta di autorizzazione alla corresponsione dell’assegno sarà determinata dall’accordo tra i due in caso di separazione o divorzio consensuale o dal Giudice in caso di contenzioso.

Qualora non ci sia accordo tra le parti o il Giudice non abbia deciso in proposito, allora l’assegno famigliare spetterà al coniuge che sia collocatario dei figli minori.

Nel caso in cui solo uno dei genitori abbia i requisiti per chiedere gli assegni famigliari e l’altro no (perchè ad esempio non lavoratore)  non è detto però che gli assegni non spettino al primo e non a quest’ultimo.

Infatti  il genitore che non ha i requisiti per richiedere gli assegni famigliari ha però diritto a percepire quelli di cui ha diritto l’ex coniuge se è collocatario dei figli.

L’assegno famigliare spetta al coniuge presso cui risiedono i figli  anche qualora sia l’ex coniuge, in base alla sua posizione lavorativa ad essere titolare dell’assegno (Cass. Civ. n. 13200/2003) Inoltre l’art. 211 della L. 151/1975 stabilisce che il coniuge affidatario dei figli ha diritto in ogin caso a percepire l’assegno per il nucleo famigliare sia attraverso il suo rapporto di lavoro , sia per il tramite dell’altro coniuge non affidatario. (Cass. civ. sez. unite  n. 11569/2017)

 

AFFIDAMENTO ESCLUSIVO: QUANDO SI PUO’ CHIEDERE

 

A salvaguardia e tutela della bigenitorialità, ovvero dell’interesse del minore a coltivare una rapporto con entrambi i genitori, l’ordinamento giuridico ha introdotto con la  L n. 56/2007 l’affido condiviso dei figli minori che  è divenuto orami la regola nei casi di separazione e divorzio.

Affido esclusivo significa parità nell’esercizio della potestà genitoriale sia per le decisioni di ordinaria che quelle di straordinaria amministrazione, affido esclusivo significa invece che tali decisioni vengono prese dal genitore affidatario, l’altro genitore mantiene il diritto a prendere le decisioni di maggior interesse per il  figlio ( educazione, istruzione, salute)

Tuttavia, proprio perchè l’attenzione del legislatore è rivolta verso il minore ed al suo benessere psicofisico, ci sono casi in cui l’affido condiviso non può essere applicato perchè potrebbe pregiudicare il suo sviluppo e la sua crescita psicofisica, proprio per l’incapacità di uno dei genitori a svolgere il proprio ruolo.

Non a caso il criterio fondamentale a cui si rivolge il Giudice per l’affidamento della prole è costituito dall’esclusivo interesse morale e materiale del figlio minore.

Ecco che allora il Giudice valuterà la capacità di ciascun genitore ad accudire i figli, anche sulla base delle modalità in ci in passato ha svolto il proprio ruolo, all’attenzione prestata al figlio, alle cure prestate, tutto ciò sulla base degli elementi forniti dai coniugi e laddove ne ravvisasse la necessità,  ricorrendo anche a consulenze psicologiche.

Questi per esempio i casi in cui i Giudici hanno deciso per un affidamento esclusivo:

-il minore manifesta una radicata avversione verso il genitore al punto da non volerlo incontrare (Corte App. Napoli,Trib. Messina  sent. n. 2023/2011)

– inidoneità di un genitore che con le sue cure eccesive lo sottopone ad uno stress continuo (Cass. civ. n. 11068/2011)

– un genitore allontana fisicamente e psicologicamente il figlio dall’altro genitore realizzando alienazione parentale ( Trib. Cosenza n. 778/2015)

– costante violazione del diritto di visita in modo tale da elidere la figura di genitore non collocatario (Trib. Caltanisetta 2015)

– grave disinteressamento di un genitore verso i figli e mancata partecipazione a momenti importanti della sua vita (Trib. Minorenni L’Aquila 2008)

Come anzidetto l’ affidamento esclusivo non implica perdita della responsabilità genitoriale che comunque permane sul genitore che non ha l’affido. Egli ha comunque il diritto e l’obbligo di vigilare sull’educazione e sull’istruzione dei figli e può ricorrere al Giudice quando ritenga che siano state assunte decisioni pregiudizievoli.

Anche dopo la separazione ed il divorzio è possibile, sussistendone i presupposti, chiedere l’affidamento esclusivo, quando l’affidamento congiunto precedentemente disposto non corrisponde all’interesse dei minori.

 

 

Non chiamatelo diritto di visita

 

Leggendo un bellissimo articolo dal blog di Mauro Cason dal titolo “c’è qualcosa di nuovo nell’aria”  mi sono trovata a riflettere su di una realtà di cui, fortunatamente,   anche i Tribunali ora tengono conto.“Mauro Cason blog”

E’ finita l’epoca in cui, in caso di separazione e divorzio,  l’affido dei figli minori era “esclusivo” e quasi sempre appannaggio delle madri, a causa di un mero pregiudizio, ovvero una sorta di ritenuta naturale inadeguatezza dei padri ad accudire i figli.

Il presupposto era che i padri , diversamente dalla madre, dovessero acquisire gradualmente le capacità di accudimento dei figli, succedeva dunque che ai papà veniva riconosciuto dai Tribunali, in caso di separazione/divorzio,  il “diritto di visita dei figli”.

Pensiamoci, ai papà veniva riconosciuto un diritto a  far visita ai figli, non di accudirli e svolgere appieno il proprio ruolo genitoriale, tant’è che il tempo si riduceva ad un paio d’ore al rientro dal lavoro e quasi mai  veniva concesso il pernottamento settimanale.

Nell’era dell’affido “condiviso” finalmente tutto è cambiato.

I papà sono perfettamente in grado di fare i genitori allo stesso modo delle mamme ed ecco che i Tribunali riconoscono non più il “diritto di visita”, MA IL DIRITTO DI TENERE CON SE’ I FIGLI.

Il tempo dei papà con i propri figli diviene pressochè paritario.  Mai mi sono vista negare dai Giudici  la possibilità per un papà di stare con i propri figli due giorni la settimana con pernottamento, oltre ai weekend alternati.

La prassi in altri Tribunali non sembra dissimile.

Il Tribunale di Milano, con riferimento ad una separazione di una coppia con una bimba di due anni,  ha affermato che la genitorialità si apprende facendo i genitori e questo vale per mamma e papà.

Anche la Corte d’Appello di Catania ha affermato che limitare la possibilità di padre e figli di condividere le abitudini della vita quotidiana, significa rendere la loro relazione qualcosa di diverso da una relazione famigliare, che si basa invece proprio sulla condivisione di momenti semplici.

Il Tribunale di Lecce in data 16.05.2017  ha reso un’importantissima sentenza (n. 200/17) riconoscendo non solo il diritto paritario dei genitori a stare con i figli, ma altresì il mantenimento in modo paritario, ciascun genitore deve provvedere al vitto e alloggio per il tempo in cui il minore si trova presso di esso. Ciascuno è tenuto  a sostenere le spese legate alla convivenza.

Ciò che è importante è che viene dato rilievo al supremo interesse del minore, sancito dall’art. 337 ter c.c.  a “mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, di ricevere cura, educazione ed istruzione e assitenza morale da entrambi“.

La separazione riguarda la coppia marito-moglie non la coppia  genitore-figlio.

Chiudo citando testualmente una parte dell’articolo a cui mi riferivo all’inizio “….uomini che desiderano essere profondamente protagonisti della paternità, consapevoli che il loro è un ruolo insostituibile, che un padre assente o distante causa un profondo disagio nei figli, ragazzi che spesso impiegano poi molti anni per “liberarsi” da una figura che hanno mitizzato (in positivo o negativo) per non averla mai incontrata davvero, per non averla mai “interiorizzata…..”